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sabato, Luglio 2, 2022
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Confapi in prima linea per far ripartire lo sviluppo del territorio

A distanza di venti mesi dall’inizio della tempesta, quali furono le prime reazioni di Confapi Matera alle conseguenze del Covid-19 sul sistema imprenditoriale locale?

Sono trascorsi venti mesi dall’inizio della pandemia, un lungo periodo in cui il sistema imprenditoriale locale ha sofferto come non mai, con alcuni settori che hanno mostrato resilienza e capacità di adattamento e altri che sono stati letteralmente messi in ginocchio dalle chiusure. Ricordo che a febbraio 2020 fummo i primi a sol- levare la questione del Salone del Mobile di Milano. Riunimmo gli imprenditori lucani e pugliesi del settore del salotto, chiedemmo e ottenemmo il rinvio della fiera internazionale di aprile. All’epoca era quanto mai opportuno rinviare l’evento, sia per il timore fondato dell’assenza di molti clienti provenienti dall’estero, sia soprattutto per la preoccupazione del contagio.

C’era appena stato il paziente zero a Codogno, nel Lodigiano, e l’Ente Fiera voleva tenere ugualmente la manifestazione. Molte aziende avevano già sottoscritto i contratti e versato l’acconto del 40%, ma nessuno voleva più andarci, soprattutto i dipendenti. Fummo facili profeti; di lì a poco si sbloccò tutto il mondo. Seguirono i decreti ristori, le moratorie fiscali e bancarie, la cassa integrazione per i lavoratori. Uno tsunami la cui onda lunga continua ancora oggi. Ma noi fummo i primi in Italia a sollevare il problema, ben prima della diffusione del virus in Lombardia. Abbiamo superato le resistenze di coloro che volevano che la fiera si facesse a tutti i costi ad aprile; ma oggettivamente non c’erano le condizioni – né economiche, né igienico-sanitarie – perché la manifestazione internazionale più importante del settore, con 2.200 espositori provenienti da tutto il mondo, si tenesse con il rischio fondato dell’insuccesso. Il passo successivo fu l’istituzione di uno sportello per gestire le emergenze.

Ricorda le prime difficoltà che avete dovuto affrontare come Associazione e le prime azioni messe in campo?

Durante questi venti mesi Confapi Matera è sempre stata in prima linea per tentare di arginare le conseguenze economiche negative della pandemia e consentire alle aziende, di tutti i settori, di continuare a lavorare. Il tavolo prefettizio che esaminava i codici Ateco delle imprese cui era consentito operare visse giorni febbrili; da noi poteva dipendere la chiusura o la prosecuzione di un’attività; la responsabilità era tanta ma non ci siamo tirati indietro.

Sul fronte della cassa integrazione abbiamo dovuto fronteggiare un vero e proprio assalto delle imprese che volevano giustamente garantire un ammortizzatore sociale ai propri dipendenti. Siamo stati costantemente sotto pressione, così come pure per le richieste di presti- ti bancari con la garanzia statale e con le sospensioni dei cantieri di appalto per motivi sanitari.

I nostri uffici hanno garantito sempre la presenza, per fare sentire la nostra vicinanza alle aziende.

Purtroppo, non possiamo dire altrettanto di molti uffici pubblici, in cui il cosiddetto lavoro agile ha costituito un vero e proprio freno allo smaltimento delle pratiche burocratiche, con inevitabili conseguenze negative per il sistema imprenditoriale. All’epoca chiedemmo a tutte le stazioni appaltanti di accelerare i pagamenti dei crediti maturati per dare liquidità alle pmi. Anche qui fummo precursori dei successivi provvedimenti governativi di semplificazione.

Oggi, quanti di quei problemi sono rimasti sul tappeto?

Non pochi, per la verità. Ma soprattutto, come in un effetto loop, si ripropone il problema che sollevammo all’epoca circa l’aumento dei prezzi delle materie prime. Assistiamo così al paradosso per cui i nostri salottifici sono pieni di ordinativi che però non riescono a soddisfare nei tempi contrattuali a causa della carenza di materie prime di cui la Cina e i Paesi asiatici, ripartiti prima dell’occidente, hanno fatto incetta, oppure rincarate dai soliti monopolisti. Il mercato internazionale e nazionale è caratterizzato da forti rincari delle materie prime, anche ingiustificati e, di conseguenza, da consistenti aumenti dei prezzi di numerosi beni e prodotti industriali di diretto interesse soprattutto per il settore edilizio e delle costruzioni.

Come hanno reagito le imprese alla crisi? Vi hanno fatto richieste particolari?

È stato un periodo difficile, durante il quale però gli imprenditori non hanno perso la fiducia nella ripresa. Quando tutta la Basilicata è stata dichiarata zona rossa noi abbiamo chiesto di circoscrivere le chiusure alle singole aree con focolai. Quando il decreto ristori ha dimenticato alcune categorie abbiamo chiesto e ottenuto che fosse inserito il settore Ho.Re.Ca. e altre categorie facenti parte delle filiere dei settori protetti. Abbiamo anche protestato quando il Governo prima ha invitato le aziende italiane a produrre mascherine e poi le ha acquistate dall’estero, con un comportamento a dir poco contraddittorio.

Infine, arriviamo a questi giorni con il problema dei vaccini.

Confapi nazionale, col Presidente Maurizio Casasco, è stata la prima in Italia, già a dicembre, a lanciare la proposta delle vaccinazioni nelle aziende attraverso l’operato dei medici del lavoro e a dire che si potevano coniugare salute e lavoro, contribuendo in tal modo ad accelerare la campagna di vaccinazione e a consentire una più rapida ripresa del sistema produttivo e in generale della società. Del pari, abbiamo chiesto al Governo di prevedere l’obbligatorietà della vaccinazione, consentita dall’art. 32 della Costituzione, e suggerita anche dal Comitato nazionale di Biosicurezza, Biotecnologie e Scienze della vita. In subordine, abbiamo sostenuto la necessità del green pass nei luoghi di lavoro. La vaccinazione non attiene solo alla responsabilità individuale ma anche a quella sociale e collettiva.

Restano valide le prospettive di ripresa?

Oggi, al di là dell’effetto “rimbalzo”, ci sono ottime prospettive di ripresa, con molti settori in crescita. Solo l’edilizia, per esempio, con le sue capacità anticicliche, trascina con sé una sessantina di codici Ateco. C’è poi la confluenza deg- li investimenti del PNRR, della nuova programmazione comunitaria, dei residui della precedente e dei fondi statali di rinforzo. In Basilicata, inoltre, si attende il decollo della ZES Ionica che, in abbinamento con la Zona Franca Doganale, dovrebbe dare speranze di rinascita alla Valbasento. Anche gli stretti rapporti che Confapi Matera ha con l’Autorità Portuale di Taranto apriranno nuove prospettive per gli imprenditori locali. In tutto ciò il Consorzio per lo Sviluppo Industriale può svolgere un ruolo da protagonista, facendo leva sul retroporto di Taranto che comprende la Valbasento, e anche agendo nelle aree industriali di Matera – La Martella e Jesce – dove la richiesta di lotti per investimenti si fa ogni giorno più interessante.

Massimo De Salvo
Presidente Confapi Matera

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