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martedì, Febbraio 7, 2023
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Rapporto SVIMEZ: Covid e Guerra rallentano la ripresa

Il clima di incertezza maturato sulla scena globale dopo i tragici eventi dell’invasione russa dell’Ucraina non ha riscontri in epoche recenti. Il nuovo shock è intervenuto prima che rientrassero del tutto le conseguenze economiche e sociali della crisi Covid-19, cambiando il segno delle dinamiche in corso: rallentamento della ripresa globale; comparsa di nuove emergenze sociali; nuovi rischi operativi per le imprese. L’aggiornamento annuale di contabilità territoriale del Rapporto fornisce il «consuntivo» della ripresa post-pandemia del 2021, alla quale il Mezzogiorno ha partecipato, anche grazie al contributo delle politiche, fino all’arrivo del nuovo shock. L’esplosione dell’inflazione ha esposto l’economia nazionale a nuove turbolenze con conseguenze economiche e sociali che si prospettano più problematiche per le famiglie e le imprese meridionali, riaprendo il divario tra Nord e Sud. Nel Rapporto di quest’anno sono centrali i temi del sociale, del lavoro e del «gelo» demografico: i divari regionali nelle condizioni di accesso ai diritti di cittadinanza divenuti «insopportabili», con particolare attenzione a quelli, in crescita, nella filiera dell’istruzione; la questione della qualità del lavoro, e quella delle basse retribuzioni, i divari di genere e tra generazioni; lo spopolamento del Sud e le sue conseguenze di lungo periodo per l’economia e la società. Una parte del Rapporto è poi dedicata all’analisi del tessuto industriale del Sud, alle sue minori capacità di ammodernamento tecnologico, che sollecita la necessità di una rinnovata politica industriale ed energetica di accompagnamento al riposizionamento strategico delle imprese meridionali nelle catene del valore, lungo le nuove traiettorie dello sviluppo, green e digitale. Tutte questioni legate a doppio filo alle aspettative di rilancio degli investimenti pubblici e privati associate al PR. La priorità accordata dalla «nuova» Europa alla coesione economica, sociale e territoriale, accolta nel PNRR, dovrà tradursi in un’effettiva capacità di Covid e Guerra rallentano la ripresa. RAPPORTO SVIMEZ rispettare le finalità di riequilibrio territoriale superando le criticità fin qui incontrate. Un’occasione, probabilmente irripetibile, per una «ricostruzione» nazionale fondata sugli obiettivi complementari della crescita e della riduzione delle disuguaglianze, riequilibrando le condizioni di accesso ai diritti di cittadinanza e ricomponendo la divaricazione quali-quantitativa tra sistemi produttivi regionali. Obiettivi ambiziosi che dovrebbero investire il complesso delle politiche pubbliche, gestendo opportunamente la coesistenza tra PNRR e politica di coesione europea e nazionale risolvendo lo storico «conflitto» tra politica ordinaria e aggiuntiva.

La ripartenza industriale e i driver per riaccendere il ‘secondo motore’ del Paese

Il nuovo shock ha cambiato il segno delle dinamiche globali (rallentamento della ripresa; comparsa di nuove emergenze sociali; nuovi rischi operativi per le imprese), interrompendo il percorso di ripresa nazionale coeso tra Nord e Sud. Gli effetti territorialmente asimmetrici dello shock energetico intervenuto in corso d’anno, penalizzando soprattutto le famiglie e le imprese meridionali, dovrebbero riaprire la forbice di crescita del PIL tra Nord e Sud. Secondo le stime SVIMEZ, il PIL dovrebbe crescere del +3,8% a scala nazionale nel 2022, con il Mezzogiorno (+2,9%) distanziato di oltre un punto percentuale dal Centro-Nord (+4,0%). La politica industriale è chiamata ad ampliare il suo campo d’azione: non solo promuovere la concorrenza e stabilire regole per il corretto funzionamento dei mercati, ma compiere anche scelte sull’allocazione delle risorse per conseguire La ripartenza industriale e i driver per riaccendere il ‘secondo motore’ del Paese RAPPORTO SVIMEZ obiettivi strategici, in un’ottica unitaria che tenga conto della necessità di superare i gap territoriali: accrescimento delle dimensioni di impresa, apertura internazionale, rafforzamento delle filiere, sostegno alla ricerca, innovazione e trasferimento tecnologico, sviluppo di prodotti e tecnologie green, digitalizzazione. Nonostante gli obiettivi chiari, ci troviamo ancora in un quadro di politica industriale complessivamente poco incisivo e alquanto frammentato nel quale manca una strategia che guidi il nostro Paese verso l’individuazione di obiettivi e aree tecnologiche e produttive prioritarie. La debole selettività di buona parte delle misure di politica industriale rappresenta una delle cause delle difficoltà dell’Italia a superare i divari produttivi con gli altri paesi europei e del Mezzogiorno a superare quelli con il Centro-Nord.

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